La riapertura

Il termine del lockdown causato della quarantena è vicino, la riapertura coinvolgerà circa 2,8 milioni di lavoratori, impegnati principalmente dei settori del manifatturiero, dell’edilizia e del commercio.

Con la chiusura scattata prima della metà di marzo, è necessario ripartire al più presto, ogni settimana di inattività rischia di costare sul Pil dell’intero paese; le condizioni necessarie per riaprire, tuttavia, sono mantenere il distanziamento sociale e fornire i lavoratori di dispositivi di protezione individuale, a cominciare dalle mascherine. Ovviamente, per chi potrà continuare con lo smart working da casa, non è ancora contemplata l’ipotesi di tornare al lavoro tradizionale in ufficio.

Gli altri settori dopo il 4 maggio

Si pensa ad autorizzare altri tipi di attività nelle settimane successive, prima l’apertura dei negozi al dettaglio (11 maggio), poi quella di Bar e ristoranti (18 maggio). È l’ipotesi sul tavolo del governo, in vista della fase 2.

L’ipotesi è che il 4 maggio queste attività restino ancora ferme ma con la possibilità di eccezioni, come consentire la vendita da asporto per la ristorazione.
Le prime misure, da prendere nei prossimi giorni, riguarderanno:

  • l’aggiornamento dei protocolli di sicurezza con aziende e sindacati;
  • nuovo protocollo per l’utilizzo dei mezzi pubblici, che interessa circa il 15% dei lavoratori;
  • la situazione dei lavoratori nella fasce di età più a rischio.

Su quest’ultimo punto manca la convergenza tra Colao e Conte: il primo ha proposto l’esonero per i lavoratori over 60, un’ipotesi però respinta dal Premier.
Dal governo c’è l’intenzione di ripartire quanto prima, anche se gli esperti del comitato tecnico-scientifico, presenti nella conference call di ieri, mantengono la linea del «gradualità e cautela» nella riapertura. Per sostenere le aziende strategiche in crisi, Cassa depositi e prestiti potrà contare su un fondo da 40 miliardi, con prestiti garantiti dallo Stato e con altre forme di tutela.

Spostamenti nella Fase 2

Sul fronte mobilità si ipotizza l’idea di poter raggiungere luoghi anche al di fuori del proprio Comune ma sempre rimanendo all’interno delle singole Regioni, sempre a partire dal 4 maggio.

«Niente di deciso — viene spiegato — ma questo sarebbe al momento l’orientamento prevalente». E’ previsto l’annuncio del piano entro la fine della settimana. Intanto è cominciata la cabina di regia tra esecutivo, Regioni ed enti locali.

Fermo restando l’utilizzo dell’autocertificazione.

Ripartenza con cautela

Queste nuove direttive prevedono una ripartenza sempre all’insegna della massima cautela in questa Fase 2. Nella consapevolezza bisognerà sempre tenere sotto controllo la curva epidemiologica e non farsi trovare impreparati nel caso di una possibile risalita. Il piano prevede un allentamento delle misure restrittive, per favorire la riapertura, ma non uno stravolgimento. Sarà fondamentale rafforzare il protocollo di sicurezza sui luoghi di lavoro già approvato a marzo e completare queste prescrizioni anche con riferimento alle attività del trasporto e della logistica. «La revisione delle misure di distanziamento sociale non significa un «liberi tutti» ma non possiamo chiudere i cittadini in casa per sempre». È quanto ha spiegato, a quanto si apprende, il premier Giuseppe Conte nel corso della cabina di regia con Regioni e enti locali.

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